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Arrivati sul posto venivamo informati sulle problematiche riscontrate:

 

  1. Cattivi Odori all’interno del Fabbricato ed in particolare modo nei bagni e nel locale Cucina;
  2. Presenza Muffe diffuse sulle pareti affacciate sull’esterno;
  3. Infiltrazioni varie;

1.Cattivi Odori:

 

Ø  Non sono presenti, Certificazioni di Conformità Relative l’impianto Sanitario di Scarico, detta certificazione è prevista dalla Legge 46/90 del 5 Marzo del 1990 ed è fondamentale in quanto riporta tutti i dati relativi alla realizzazione dell’impianto, le norme seguite per detta realizzazione, i materiali utilizzati, il dimensionamento dell’impianto di scarico ed uno schema dell’impianto stesso.

OBBLIGHI SECONDO LEGGE 46/90 ED IL D.P.R. 447/91

 

In pratica la Legge 46 impone obblighi per i soli impianti da installare in edifici civili e assimilabili e per questi non impone l’obbligo di progetto.

 

L’esecuzione degli impianti a regola d’arte si attua mediante il rispetto delle norme UNI pertinenti: per i sistemi di scarico delle acque usate si applica la norma UNI 9183 ed il relativo foglio di aggiornamento FA1.

 

In merito alla necessità del progetto, pure non esplicitamente previsto dal Legislatore, il punto 12 della UNI 9183 prevedono la redazione di elaborati grafici, che consistono, in funzione del tipo di progetto e di impianto, in progetti preliminari o di massima, in progetti esecutivi ed in progetti costruttivi. In pratica il progetto, seppur non esplicitamente imposto dal Legislatore, diventa invece obbligo conseguente al rispetto della norma per la realizzazione del corrispondente impianto.

 

Ciò che le predette norme non esplicitano -né potrebbero farlo, trattandosi di norme squisitamente tecniche- è l’obbligo di redazione degli elaborati grafici da parte di professionisti abilitati.

 

Il progetto può essere redatto direttamente dalla Ditta Installatrice.

 

In realtà le procedure di dimensionamento degli impianti che saranno più avanti illustrate, seppur concettualmente semplici, non sono di immediata determinazione ma richiedono una discreta esperienza ed adatti strumenti di calcolo. Alle Ditte Installatrici può quindi risultare opportuno ed anche conveniente, soprattutto per impianti non banali ed ai fini di cautelarsi per le responsabilità di progetto del resto generalmente attività non precipua della Ditta Installatrice, incaricare del medesimo figure professionali aventi i necessari requisiti tecnici.

 

Va aggiunto che, in linea di metodo generale, la conformità alle norme UNI è condizione sufficiente perché il prodotto sia ritenuto sicuro, ma non è condizione esclusiva. In altre parole è possibile progettare ed eseguire impianti secondo norme o, più in generale, criteri di progetto diversi dalle norme UNI, purché questi assicurino un grado di sicurezza almeno equivalente a quello delle norme UNI.

 

In caso di contenzioso tuttavia, spetta in questo caso alla Ditta Installatrice ed al suo Progettista dimostrare con adatti elementi probatori che progetto ed esecuzione soddisfano comunque i requisiti minimi imposti dalle norme UNI, ossia la regola dell’arte.

 

Si ricorda che la mancata applicazione delle norme vigenti o della legge 46/90 può comportare per gli operatori (progettisti ed installatori) delle sanzioni pecuniarie e/o, dopo la terza trasgressione accertata, nei casi di particolare gravità, anche la sospensione temporanea dai Registri o dagli Albi, quindi con impossibilità di esercizio dell’attività professionale od artigianale.

 

La legge 46/90 concerne, come è esplicitamente espresso nel titolo, le norme per la sicurezza degli impianti.

 

Quali sono quindi gli aspetti concernenti la sicurezza nello specifico degli impianti di scarico? Si cita ad esempio il seguente caso:

 

Ø Gli aspetti connessi all’igiene nello smaltimento delle acque usate sino al convogliamento nei corpi ricettori pubblici od agli appositi dispositivi di depurazione biologica (fosse settiche, ecc.);

L a linea direttrice e la struttura di questa Norma (UNI 9183 ), può essere così riassunta:

 

1. generalità: sono illustrati lo scopo della norma, il campo di applicazione, le definizioni, i simboli grafici, le indicazioni e le prescrizioni preliminari;

 

2. tipologie, requisiti e dimensionamento: si illustrano la composizione dell’impianto, i relativi requisiti (es. l’alimentazione e la distribuzione dell’acqua calda e fredda, il regime delle pressioni per le reti di scarico), i criteri di progettazione e dimensionamento dei fabbisogni e delle reti;

 

3. componenti: si descrivono le caratteristiche generali e particolari dei componenti ed apparecchi che compongono gli impianti;

 

4. esecuzione: sono illustrate le prescrizioni generali, le prescrizioni di installazione degli apparecchi sanitari, delle reti e delle eventuali pompe di sollevamento, i problemi connessi alla trasmissione di rumori e vibrazioni, gli elaborati grafici necessari;

 

5. messa in funzione, collaudo, manutenzione: tra gli altri sono analizzati i problemi connessi alla disinfezione delle reti, le verifiche e prove, i criteri di gestione e manutenzione;

 

6. appendici: contengono una serie di informazioni accessorie che possono essere eventualmente variate senza alterare la struttura di base della norma, quali tabelle di progetto, richiami alla legislazione vigente, schemi tipici, riferimenti alle norme di prodotto;

 

7. fogli di aggiornamento (a livello di progetto): emessi dopo circa sei anni l’emissione delle norme base, contengono una serie di modifiche resesi necessarie a seguito di variazioni nel frattempo intercorse: viene eliminata la qualifica “sperimentale”, aggiornata la simbologia grafica (sostituita dalla norma UNI 9511), aggiornati i riferimenti di legge ed i riferimenti normativi di componenti e prodotti.

 

 

3. SISTEMI DI SCARICO DELLE ACQUE USATE (UNI 9183)

 

 

COME FUNZIONA UN SISTEMA DÌ SCARICO?

 

Il fine principale di un sistema di scarico (da notare: "sistema" di scarico, non "impianto" di scarico) è quello di allontanare in modo controllato le acque per evitare pericoli per la salute.

Tutti i fabbricati con presenza continua di persone devono essere dotati di un sistema di scarico delle acque usate, che deve essere indipendente dal sistema di smaltimento delle acque meteoriche o “bianche” (oggetto della UNI 9184) sino al punto di recapito.

Il recapito deve essere conforme alle disposizioni degli Enti competenti.

Non è ammesso recapito diretto in corsi d’acqua senza un preventivo trattamento biologico e la separazione di oli e grassi (per esempio per le autorimesse o le grandi cucine).

Il recapito deve essere dotato di sifone e di ispezione.

Possono inoltre distinguersi ulteriori sottosistemi: acque fecali (nere), acque saponose (grigie), acque grasse (per es. cucine).

Devono in ogni caso essere rispettate le distanze di sicurezza dalle reti di adduzione acqua (vedere UNI 9182).

Ma come funziona un sistema di scarico?

Prendiamo per esempio ciò che succede quando un treno si muove entro una galleria: finché il treno viaggia a velocità costante l’aria viene compressa davanti al treno (ossia si verificano delle sovrappressioni) ed aspirata dietro al treno (ossia si forma una depressione).

Ipotizziamo ora che il treno in galleria effettui un’improvvisa frenata:

in questo caso l’aria trascinata dietro al treno, che aveva una sua quantità di moto, si comprime (sovrappressioni), mentre l’aria avanti al treno tende ad espandersi perché tende a proseguire (depressioni).

Ciò che succede in una colonna di scarico che scarichi una improvvisa quantità di acqua, ad esempio per lo svuotamento di un lavabo o di una vasca, è analogo. Il deflusso, che avviene unicamente per gravità, l’acqua scende lungo la colonna ma non la riempie completamente, l’acqua tende ad “avvitarsi” sulla circonferenza della colonna, lasciando libera la zona centrale, raggiungendo progressivamente una velocità massima, oltre la quale scende a velocità costante a causa dell’attrito con le pareti.

Quando l’acqua scende, essa aspira aria da monte e comprime l’aria a valle. Tuttavia alla base della colonna l’acqua (è obbligata a passare dal flusso verticale al flusso orizzontale. In corrispondenza di tale punto l’acqua praticamente si ferma e forma un ingorgo, ossia riempie l’intera colonna: ecco allora che in tale momento si forma una soprapressione a monte (nella colonna) ed una depressione

a valle (nel collettore orizzontale).

La sovrappressione a monte interessa un’altezza di circa 3 mt al di sopra della base della colonna per edifici sino a 5 piani, mentre per edifici più alti può giungere sino a 5 mt.

Entrambi i fenomeni causano dei problemi:

 

- quando l’acqua scende in verticale deve essere consentita l’adduzione dell’aria dall’esterno direttamente alla colonna:

 

in caso contrario si avranno dei risucchi sugli apparecchi sanitari con l’aspirazione di aria dai sifoni, lo svuotamento dei medesimi ed il conseguente venir meno della funzione di tenuta idraulica;

 

- quando l’acqua si ferma alla base della colonna le sovrappressioni possono annullare la tenuta dei sifoni degli apparecchi sanitari collegati sulla colonna vicino alla curva: vi possono essere fuoriuscite di odori ed, in casi estremi, di schiume dalle pilette di docce e vasche, con conseguenti gravi problemi igienici.

 

La UNI 9183 prescrive che il regime delle pressioni all’interno del sistema di scarico non deve superare 250 Pa, ossia 25 mm di colonna d’acqua, pari a circa la metà dell’altezza dell’acqua contenuta nei sifoni degli apparecchi.

 

Per ottenere ciò è necessario che il sistema di scarico:

 

- sia corredato di opportune tubazioni che consentano l’afflusso di aria ai sifoni ed alle colonne;

 

- siano adottati opportuni accorgimenti per le connessioni degli apparecchi alle colonne in modo da evitare ingorghi ed anomalie di funzionamento e per consentire l’effettuazione delle operazioni di manutenzione ed ispezione.

 

Nella composizione di un sistema di scarico si distinguono le seguenti porzioni:

 

- una porzione destinata al convogliamento delle acque:

 

* i raccordi di scarico dei singoli apparecchi, compresi gli scarichi indiretti ossia quelli nei quali non esiste continuità tra apparecchio e sistema di scarico (per es. pilette di scarico per il lavaggio di pavimenti, troppo pieni di serbatoi, scarichi di valvole di sicurezza, ecc.);

 

* le diramazioni orizzontali di raccolta di più apparecchi sino all’innesto con la colonna;

 

* le colonne di scarico verticali;

 

* i collettori sub orizzontali di scarico, per il collegamento delle varie colonne sino al corpo ricettore;

 

- una porzione destinata all’afflusso di aria alla rete di convogliamento:

 

* la ventilazione primaria, ottenuta prolungando sino all’esterno le colonne di scarico, per l’afflusso di aria a colonne e collettori;

 

* la ventilazione secondaria agli apparecchi costituita dai raccordi ai singoli apparecchi e dai raccordi orizzontali di congiunzione di più apparecchi, per l’afflusso di aria nelle diramazioni interne ed agli apparecchi;

 

* le colonne di ventilazione secondaria, poste parallelamente alle colonne di scarico (questa ventilazione è chiamata anche “parallela”);

 

* la ventilazione dei collettori sub orizzontali;

 

- la raccolta ed il sollevamento delle acque sottoquota;

 

- il trattamento delle acque.

 

Ciascuna delle precedenti porzioni di impianto è trattata nella norma con appositi criteri di dimensionamento.

 

COME DIMENSIONARE, COLLETTORI, COLONNE, DIRAMAZIONI, RACCORDI DI SCARICO.

 

Il dimensionamento dei sistemi di scarico dipende dalla portata massima di acque usate da smaltire.

 

Per determinare tale portata si adotta il metodo delle UNITÁ DI SCARICO che consiste nell’assegnare ad ogni apparecchio un valore convenzionale, proporzionale all’effetto prodotto dall’apparecchio, dalle sue caratteristiche geometriche (ossia della sua capacità),della sua funzione e della contemporaneità d’uso con altri apparecchi.

 

Un’unità di scarico corrisponde alla portata convenzionale di 0,06 l/s.

 

Il progettista deve quindi redigere uno schema della rete di scarico, indicando il numero di unità di scarico sulle diramazioni, sulle colonne, sui collettori per addizione delle unità di scarico rispettivamente degli apparecchi, delle diramazioni, delle colonne.

 

Noti i valori delle unità di scarico, le appendici da B ad F della UNI 9183, consentono, in forma tabellare, di scegliere il diametro di tutte le tubazioni, con varianti in funzione di ulteriori parametri a seconda dei diversi tipi di tubazioni interessate.

 

In particolare:

 

- per le colonne di scarico si distinguono i casi di fabbricati sino a tre piani od oltre tre piani;

 

- per i collettori il diametro è anche funzione della pendenza del collettore; la pendenza viene scelta con apposita tabella in modo che la velocità dell'acqua all'interno sia maggiore di 0,6 m/s al fine di assicurare un efficace trasporto dei residui solidi;

 

- per i raccordi di ventilazione secondaria ai singoli apparecchi sono prescritti diametri minimi a seconda del tipo di apparecchio e distanze massime tra gli attacchi di ventilazione secondaria e le pilette di scarico degli apparecchi;

 

- per i raccordi orizzontali di ventilazione secondaria e per le colonne di ventilazione secondaria il diametro è scelto anche in funzione - delle lunghezze equivalenti degli sviluppi delle tubazioni di ventilazione, approssimativamente eguali ad 1,5 volte le lunghezze reali per tener conto delle resistenze dei punti singolari (curve, diramazioni, ecc.),

 

- del diametro della colonna;

 

- infine per la ventilazione dei collettori sub orizzontali la scelta è anche funzione, oltre che delle lunghezze delle tubazioni, anche del diametro e della pendenza dei collettori.

 

A latere, rimane da sottolineare che i dimensionamenti indicati sono validi sotto le ipotesi esposte nella UNI 9183: presenza delle ventilazioni primaria e secondaria ed accurata esecuzione, oltre che corretto utilizzo dei sistemi di scarico da parte degli utenti.

 

A prescindere dalle considerazioni riportate in premessa in merito all’adozione di norme diverse dalle UNI, sono noti altri criteri progettuali, di origine d’oltralpe, che prevedono anch’essi il dimensionamento con il metodo delle unità di scarico (ma, attenzione, con valori unitari di riferimento diversi da quelli adottati dalla UNI 9183!) e che consentono, sotto certe ipotesi, anche l’assenza della ventilazione secondaria. Tali metodi, in generale, portano tuttavia a carichi massimi ammissibili sulle colonne decisamente minori, a parità di diametro, rispetto a quelli indicati nella UNI 9183.

 

 

QUALCHE PRESCRIZIONE PER ESEGUIRE UN SISTEMA DI SCARICO

 

La UNI 9183 illustra, mediante schemi tipici:

- le connessioni delle reti di ventilazione secondaria, comprese le connessioni sussidiarie di ventilazione secondaria ogni circa dieci piani, in edifici di grande altezza;

- le zone delle reti con pericolo di formazione di schiume, in corrispondenza delle quali devono aumentarsi i diametri delle tubazioni di ventilazione;

- il collegamento degli apparecchi sanitari posti alla quota di spostamenti orizzontali della colonna di scarico - della base della medesima;

- i criteri di posizionamento delle ispezioni a colonne e collettori e degli spazi minimi necessari di manovra (si veda alle pagine 24, 25 e 26 della norma), detto punto non viene rispettato:

 

1.       La Condotta del Bagno del Piano Primo, non presenta nessuna ispezione lungo il percorso;

 

2.       La Condotta di scarico della Cucina, non presenta nessuna ispezione lungo il percorso;

 

3.       La Condotta del Bagno al Piano interrato, non presenta nessuna ispezione lungo il percorso;

 

Vengono poi fornite indicazioni circa le caratteristiche delle connessioni delle diramazioni alle colonne, l’esecuzione delle curve in piano ed alla base delle colonne, i terminali delle ventilazioni primarie,

i criteri di posa dei supporti, dei punti fissi, dei giunti di dilatazione, degli attraversamenti di strutture.

Come già detto nella UNI 9183, materiali e componenti devono conformarsi alle rispettive norme di prodotto, il cui elenco è stato successivamente aggiornato nel foglio di aggiornamento 1 ed il cui stato normativo attuale può essere richiesto all’Ente Normatore.

Tra le principali caratteristiche di materiali e componenti si citano la minima scabrosità, l'impermeabilità' ad acqua e gas, la resistenza all'azione aggressiva e termica di quanto scaricato, la resistenza alle radiazioni UV ed agli urti accidentali, l’opacità alla luce, la stabilità di forma, l’alta durabilità, la minima sonorità.

Per la trasmissione di rumori e vibrazioni si rimanda alla UNI 9182:

sono tuttavia espressamente prescritti rivestimenti isolanti per collettori o colonne transitanti all'interno di locali con stazionamento di persone.

La natura degli elaborati grafici è analoga a quanto richiesto nella UNI 9182.

 

COME SI COLLAUDA UN SISTEMA DI SCARICO.

 

Il collaudo si compone di prove e verifiche in corso d’opera ed ad impianto ultimato.

Sono citate le seguenti prove:

- prova di tenuta all’acqua, effettuata isolando un tronco alla volta, riempiendolo d’acqua e sottoponendolo alla pressione di 20 kPa per 1 h;

- prova di evacuazione, da effettuarsi ad impianto ultimato, facendo scaricare nello stesso tempo, colonna per colonna, gli apparecchi previsti dal calcolo: lo scarico deve avvenire senza rigurgiti e ribollimenti: dai vasi devono essere rimossi oggetti leggeri;

- prova di tenuta agli odori, effettuata dopo il montaggio degli apparecchi sanitari, a mezzo di candelotti fumogeni e mantenendo una pressione nella rete di scarico pari a 250 Pa.

- verifica del livello di rumore in accordo al DPCM 5 dicembre 1997 ed alla UNI 8199.

 

La gestione e manutenzione è di tipo curativo, a posteriori, tranne il periodico spurgo di impianti trattamento quali vasche Imhof, depuratori biologici, pozzetti e vasche di separazione oli e grassi, la pulizia periodica delle vasche di raccolta e sollevamento ed il controllo del buon funzionamento delle pompe di sollevamento.

 

Vista l’impossibilità di poter valutare detta Certificazione, si procedeva ad un esame visivo dell’impianto di Scarico nella parte a vista ed effettuando delle prove di scarico, riscontrando:

  1. I Sifoni utilizzati, non ci sembrano rispondenti alla precedente Norma sia per la conformazione che per il livello d’acqua rimanente non sufficiente ad una regolare tenuta agli odori scopo fondamentale dell’installazione di detto componente;

Tipologia dei Sifoni installati nei Bagni.

 

 

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Figura Estratta UNI 9183

 

 

 

 

Tipologia dei Sifoni installati con mm 15 di chiusura idraulica.

Tipologia dei Sifoni con mm 75 di chiusura idraulica come previsto nella Uni 9183 .

 

 

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  1. Durante la Prova di Scarico le tubazioni entrano in aspirazione, provocando il classico rumore di risucchio che indica il mal funzionamento dell’ impianto di scarico e conseguente svuotamento dei sifoni installati.
  2. Attraverso la Video-Ispezione si Verificava che il Sistema di Scarico a servizio del Bagno del Piano Terra, era provvisto di un colonna di ventilazione non adeguata visto che inferiore alla dimensione della colonna di scarico.
  3. Attraverso la Video-Ispezione si Verificava che il Sistema di Scarico a servizio del Bagno del Piano Interrato,  non era provvisto di un colonna di ventilazione.
  4. Il Pozzetto presente al Piano Interrato non ci pare idoneo al Trattamento di Acque Nere, in quanto non risulta essere ne una Fossa biologica ne una Fossa Imhof. In detto pozzetto vi affluiscono, acque nere, acqua Grigie e acque Bianche.

DSCF7784

 

 

POZZETTI D’ISPEZIONE DELLA FOSSA IMHOF.

 

 

DSCF7773

 

 

APERTURA D’ISPEZIONE DEL DEGRASSATORE

 

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ESEMPIO DI FOSSA IMHOF

 

 

 

FOSSA IMHOF

 

 

Fosse Biologiche - Fosse Settiche -Fosse Imhoff


Criteri di dimensionamento, progettazione, scelta e manutenzione ( DLgs 152/99 )

 

Fossa Imhoff:


Le fosse Imhoff o vasche a due piani costituiscono il primo esempio, nella tecnica della depurazione delle acque di rifiuto, di impianti “compatti” di tipo “combinato”: il brevetto originale del tecnico tedesco Imhoff, creatore dell’”arte” della depurazione delle acque di rifiuto, risale all’ormai lontano 1904.
Si tratta di un tipo di impianto
che, in passato, c
ome risulta dalla figura, nella fossa Imhoff sono nettamente distinti due comparti, uno superiore di sedimentazione, uno inferiore di accumulo e di digestione anaerobica dei fanghi sedimentati: i solidi sospesi sedimentabili presenti nei liquami, catturati nel comparto di sedimentazione, precipitano, attraverso le fessure di comunicazione, nel sottostante comparto di accumulo e di digestione, ove le sostanze organiche subiscono una fermentazione anaerobica, con conseguente stabilizzazione, che consente poi ai fanghi di poter essere sottoposti agevolmente e senza inconvenienti ai successivi trattamenti e manipolazioni.
In definitiva, il comparto inferiore è un vero e proprio “digestore anaerobico”. Il processo anaerobico determina la trasformazione di parte delle sostanze organiche in acque e anidride carbonica e gas metano (gas biologico): la conformazione delle vasche è studiata in modo che i gas che si sviluppano nel comparto inferiore non abbiano ad interferire con il processo di sedimentazione che si realizza nel comparto superiore.
A monte delle fosse Imhoff è richiesto un trattamento preliminare di grigliatura o triturazione; ciò onde evitare che, a causa di eventuali corpi grossolani presenti nei liquami, la fessura di comunicazione fra i due comparti possa intasarsi.
Le fosse Imhoff vengono costruite in opera in getto di calcestruzzo, oppure in getto di calcestruzzo per la fondazione e in muratura di mattoni per la parte in elevazione.
Ne esistono inoltre, per piccole utenze, in elementi componibili di calcestruzzo armato o in elementi monoblocco di calcestruzzo armato per un più ridotto numero di abitanti.
La vasca Imhoff tradizionale è formata, per il decantatore, da due pareti inclinate a 45°, ma ne esistono anche di tipo diverso che però svolgono le stesse funzioni (tipo Imhoff).
Possono essere dimensionate per qualsiasi numero di abitanti, secondo i criteri di calcolo tradizionali, sia per il comparto di decantazione che di digestione dei fanghi.
Per piccolissimi impianti il fondo del digestore è piano, mentre per impianti di maggior consistenza viene costruito con le pareti inclinate, per facilitare la caduta e raccolta dei fanghi sul fondo della vasca.



Dimensionamento vasche Imhoff a sezione circolare

 

 
 
Si pone
s = 0,1 D   (saetta)
da cui
L = D – 2 * s = D – 0,2 D
ossia
L = 0,8 D    (Lunghezza zona decantazione)
c = 2 * radQ (D*s – s2) =
   = 2 * radQ (D*0,1 D – 0,12 D2) =
   = 2 * radQ ((0,1 – 0,12) * D2) =
c = 0,6 D      (corda)

Volume decantazione
V = L * c * h + c2/4 * L = 0,8 D * 0,6 D * h + (0,62 D2)/4 + 0,8 D =
V = 0,48 h * D2 + 0,072 D3

Fissato il valore del volume di decantazione in base al numero di utenti e al tempo di stazionamento, posto in prima approssimazione h = 0, si determina il massimo valore del diametro della vasca da
D3max = V/0,072
Utilizzando delle vasche prefabbricate si assume, per il diametro, un valore D, inferiore al Dmax, fra quelli utilizzabili esistenti in commercio per cui con esso si determinano tutti i parametri della vasca.

 

Saetta (distanza del deflettore)
Lunghezza
Corda (larghezza decantatore)
Larghezza zona gas
Superficie
Altezza 
Volume decantazione
Parete minore decantatore
Parete maggiore decantatore
Tempo di sedimentazione
Velocità di risalita
Altezza decantatore

s = 0,1 D    
L = 0,8 D  
C = 0,6 D  
g = 0,2 D  

m
m
m
m

 

 

mq (= Qp/(1 ÷ 1,5))
m
mc (=V = (1,5 ÷ 2) * Qp)
m
m
ore
mc/mq * h
m

Sdec = L * c = 0,48 D2
h = (V – 0,072 D3)/(0,48 D2) 
Vdec = L * c * h + c2/4 * L
n = 0,3 D * radQ(2) – 0,10
m = 0,3 D * radQ(2) + 0,10
T = Vdec/Qp  
v = Qp/Sdec 
Hdec = h + c/2  

 

Elementi prefabbricati ad anelli di calcestruzzo


Per piccoli impianti vengono normalmente impiegati elementi prefabbricati di calcestruzzo armato che, per sovrapposizione, costituiscono le vasche. Gli elementi vengono cementati mediante malte cementizie.


Tali manufatti hanno ingombro massimo di m 2,50, tali quindi che possano essere trasportati su autotreni, senza sporgere dalla larghezza del piano di carico e quindi evitare, per il trasporto, di ricorrere a mezzi speciali, che implicherebbero spese notevoli.
Gli elementi che superano il limite di m 2,50 si realizzano in due o tre parti, per contenerne l’ingombro.

 

Suggerimenti per l’avviamento e la manutenzione

AVVIAMENTO


• Vanno avviate a vuoto e con la vasca pulita

 

MANUTENZIONE ORDINARIA


• pulizia attenta delle canalette e condotte di sfioro
• controllo periodico dei sistemi di evacuazione dei fanghi
• pulizia periodica del “crostone” superficiale

 

INCIDENTI DI ESERCIZIO – CAUSE - RIMEDI


• presenza di eccessive croste di grassi in superficie: emulsionamento anomalo dei grassi presenti nei liquami: spurgo croste
• risalita di fango in superficie: eccessivo deposito di sostanza organica nel comparto di digestione: necessità di spurgo con apertura valvole di fondo sui letti o con autobotte attrezzata
• trascinamento di fango: superamento della massima portata ammissibile al decantatore: controllare funzionalità del regolatore di portate in ingresso

 

APPARECCHIATURE


• intasamento delle canalizzazioni fanghi: ripristinare funzionalità e aumentare flussi idraulici di evacuazione per ridurre la tendenza alla sedimentazione

 

Fossa Settica


Una fossa settica è formata da un recipiente cilindrico, o rettangolare, chiuso e suddiviso in due o più compartimenti da diaframmi verticali: l’effluente la percorre orizzontalmente passando attraverso delle aperture praticate nella zona media delle pareti. L’azione della fossa settica sull’effluente è tale per cui esso si suddivide in tre parti:

 

       i fanghi pesanti, che si depositano sul fondo;

 

       l’acqua decantata, che si raccoglie nella zona intermedia;

 

       i fanghi leggeri e le schiume, che si dispongono nella zona superiore e formano uno strato superficiale.

 

I fanghi subiscono una digestione anaerobica all’interno della vasca con sviluppo di gas metano, gas carbonico, azoto, che vengono eliminati mediante un tubo che fuoriesce dalla copertura del manufatto.

 

Il trattamento dei liquami in fosse settiche, quale processo depurativo, è da considerarsi del tutto insufficiente, se non è seguito da un adeguato processo di depurazione secondaria. A tal proposito si può osservare quanto segue:

 

       il rendimento di BOD5 raggiunge al massimo il 30-40%;

 

       i coliformi fecali subiscono una riduzione non superiore al 60-70%.

 

Tali rendimenti si riferiscono a condizioni ottimali di funzionamento delle vasche. In realtà, se non viene attuata una accurata manutenzione, si può prevedere un sensibile decadimento del rendimento.


I liquami effluenti, dopo aver attraversato la fossa, seppure dotati di una minore concentrazione di sostanze organiche, si trovano in condizioni di elevata setticità, ben peggiori che all’ingresso della fossa, e quindi, in brevissimo tempo assorbono grandi quantità di ossigeno nel corpo d’acqua ricettore, oltre ad apportare tutti gli inconvenienti legati allo sviluppo dei cattivi odori.


Dimensionamento


Come detto nella fossa si formano tre strati: uno superficiale (zona schiume) dove si raccolgono le sostanze più leggere dell’acqua; uno sul fondo (zona fanghi) dove sedimentano le sostanze più pesanti dell’acqua, che danno origine a fenomeni anaerobici, e uno strato intermedio costituito dal liquame chiarificato (zona acque chiarificate), la cui altezza (h) minima è funzione della superficie della fossa (S) e determinata dalla relazione Hmin = 0,75 – 0,22*S      (m)


Le fosse settiche possono essere costituite da 1,2,3 o 4 scomparti e il loro dimensionamento è funzione del numero di vani utili e quindi del numero di persone, considerato un indice di affollamento di 1,5 persone per vano.


Si tenga però presente che attualmente le fosse settiche non possono essere impiegate nelle nuove costruzioni, in base a quanto disposto dalle norme di applicazione della Legge 319/76 e successive modifiche ed integrazioni.


A titolo di esempio si riportano alcuni criteri di dimensionamento.


Numero di utenti

Capacità utile della fossa settica (mc)

Minimo

Massimo

1

4

1,00

2

6

1,50

2

8

2,00

3

10

2,50

3

12

3,00

4

14

3,50

4

16

4,00

5

18

4,50

5

20

5,00

 

Esse ammettono altresì, per ogni utente in più, un volume di 300 litri.

Le norme Americane in genere prevedono volumi di vasca più elevati, che comporterebbero la necessità di uno svuotamento ogni 3-5 anni.

La tabella sottostante riporta i dati di dimensionamento dell’U.S. Dept of Health per piccole utenze (tenendo conto anche del contributo di trituratori domestici e macchine lavatrici).

 

Numero di letti

Galloni

mc

2 letti o meno

750

2,84

3 letti

900

3,40

4 letti

1.000

3,78

Per ogni letto addizionale

250

0,95

 

Interessa, infine, riportare un formula tratta da Barlett, che esplicita la capacità della vasca, in funzione Dell’intervallo di tempo adottato fra due successivi espurghi di fango:
V = 200 N + 12 M * N
dove:


V = volume della vasca in litri;
N = numero di abitanti con residenza a tempo pieno (il numero va ridotto, quando si tratta di abitanti che soggiornano a tempo parziale);
M = numero
di mesi fra due successivi espurghi.
 

Suggerimenti per l’avviamento e la manutenzione

 

AVVIAMENTO


• vanno
avviati a vuoto e con la vasca pulita

 

MANUTENZIONE ORDINARIA


• pulizia attenta delle canalette e condotte di sfioro
• controllo periodico dei sistemi di evacuazione dei fanghi
• pulizia periodica
del “crostone” superficiale

 

INCIDENTI DI ESERCIZIO – CAUSE - RIMEDI


• sviluppo di gas e risalita di fango alla superficie: estrarre fanghi più spesso
• deposito di grassi e formazione di croste nelle condotte di passaggio e di scarico: pulire con scovolo a lancia d’acqua pressurizzata
• difficile estrazione del fango: compattazione sul fondo con sabbie; intervenire con evacuazione più consistente e/o più frequente
• grassi e oli in superficie compattati: aspirare i grassi e controllare che non vi siano fenomeni di intasamento e intossicazione dei processi biologici a valle
• odore nauseabondo
in superficie a causa di arrivi di acque in putrefazione e/o di scarichi da autospurghi fosse settiche, oppure di eccessivo sedimento organico: spurgo
 

 

APPARECCHIATURE


• intasamento delle canalizzazioni
fanghi: ripristinare funzionalità e aumentare flussi idraulici di evacuazione per ridurre la tendenza alla sedimentazione.

 

 

IL LIVELLO DELL’ACQUA INFERIORE AL PUNTO DI SFIORO DEL TUBO DIMOSTRA IN MANIERA INCONFUTABILE CHE LA FOSSA DISPERDE I LIQUAMI NEL TERRENO

 

 

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  1. Presenza Muffe:

Prendendo visione dei locali interessati dalla problematica si riscontrava che la formazione diffusa di muffe era dovuta nella maggior parte dei casi alla presenza di condense sulle pareti prospicienti l’esterno derivanti da Ponti Termici, dovuti alla mancanza di isolamento termico dei punti a rischio, come invece previsto dalla Legge 10/91 del 9 Gennaio del 1991.

 

 

INTRODUZIONE ( EN ISO 14683 DEL GIUGNO 1999 )

 

I ponti termici nelle costruzioni edilizie producono una modifica del flusso termico e una modifica delle temperature superficiali rispetto a strutture prive di ponti termici.

Il calcolo dei flussi termici e delle temperature superficiali può essere effettuato con precisione utilizzando metodi numerici di calcolo dettagliati, in accordo con la EN ISO 10211-1 (flusso termico tridimensionale) o con il prEN ISO 10211-2 (flusso termico bidimensionale).

Tuttavia, per ponti termici lineari, possono essere usati metodi semplificati che consentono di ottenere una stima adeguata della trasmittanza termica lineica.

L'effetto della ripetizione di ponti termici in una parete altrimenti uniforme, come giunti che penetrano nello strato isolante termico o giunti in malta tra blocchi di muratura leggera, dovrebbero essere inclusi nel calcolo della trasmittanza termica del particolare elemento edilizio in accordo con la EN ISO 6946 "Building components and building elements - Thermal resistance and thermal transmittance - Calculation method [Componenti ed elementi per edilizia - Resistenza termica e trasmittanza termica - Metodo di calcolo]" (ISO 6946:1996).

Anche se non considerato nella presente norma, si dovrebbe tenere presente che i ponti termici possono anche dare origine a basse temperature superficiali; associate al rischio di condensazione superficiale o crescita di muffe.

 

3 DEFINIZIONI, SIMBOLI E UNITÀ DI MISURA

3.1 Definizioni

Ai fini della presente norma si applicano le definizioni della EN ISO 7345 e le seguenti:

3.1.1 ponte termico lineare: Ponte termico con una sezione trasversale uniforme in una direzione.

3.1.2 ponte termico puntuale: Ponte termico che non presenta sezioni trasversali uniformi in nessuna direzione.

3.1.3 coefficiente di accoppiamento termico: Flusso termico scambiato diviso per la differenza tra le temperature di due ambienti termicamente interagenti, nel componente edilizio considerato.

3.1.4 coefficiente di accoppiamento termico lineico: Coefficiente di accoppiamento termico ottenuto da calcolo bidimensionale.

3.1.5 trasmittanza termica lineica: Flusso termico in regime stazionario diviso per la lunghezza e la differenza di temperatura tra gli ambienti posti a ciascun lato del ponte termico.

Nota La trasmittanza termica lineica viene usata come coefficiente di correzione che tiene conto dell'influenza lungo una linea di un ponte termico e che viene utilizzato per calcolare il coefficiente di accoppiamento termico a partire da calcoli monodimensionali.

3.2 Simboli e unità di misura

Pedici:

e esterno

i interno

oi totale interno

Simbolo Definizione Unità di misura

A area m2

HT coefficiente di perdita di calore per trasmissione W/K

L coefficiente di accoppiamento termico W/K

L2D coefficiente di accoppiamento termico lineico W/(m · K)

R resistenza termica m2 · K/W

Rse resistenza termica superficiale esterna m2 · K/W

Rsi resistenza termica superficiale interna m2 · K/W

U trasmittanza termica W/(m2 · K)

b larghezza m

d spessore m

h coefficiente di scambio termico superficiale W/(m2 · K)

l lunghezza m

? temperatura in gradi Celsius °C

? conduttività termica di progetto W/(m · K)

F flusso termico W

? trasmittanza termica lineica W/(m · K)

? trasmittanza termica puntuale W/K

 

 

ESEMPI DI ZONE SOTTOPOSTE A PONTE TERMICO.

 

 

 

 

 

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IL MANCATO RISPETTO DI SOPRA DETTE REGOLE PORTA A QUESTI RISULTATI:

 

  • AMBIENTI CON GRAVI PROBLEMI DI IGENE E SALUBRITA’ CON POSSIBILI ED ANCHE GRAVI CONSEGUENZE PER LA SALUTE DI CHI VI ABITA.

 

 

 

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UNA  SUPERFICIALE  ANALISI  TERMOGRAFICA  CONFERMA  LA  PRESENZA  DI  PONTI  TERMICI, GIA’  AMPLIAMENTE  SEGNALATI  DALLE  TRACCE  DELLE  MUFFE  PRESENTI,  PROLIFERATE GRAZIE ALLA  CONDENSA  FORMATASI   SULLE  PARETI.

 

 

 

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  1. Infiltrazioni Varie e Umidità da risalita:

Si notava la presenza di infiltrazioni varie e umidità da risalita al Piano Interrato;

 

 

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 Ci sembra superfluo commentare ciò che risulta ovvio dalle immagini.

 

Distinti Saluti

 

Stefano Cicalini

 

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